27th Giu 2008
Diventate vegetariani e salverete la Terra
Articolo apparso in prima pagina su La Repubblica
Fonte: La Repubblica
di Ettore Livini, giornalista
25 giugno 2008
Nell’era dell’effetto serra, dei prezzi alimentari alle stelle e del Polo Nord che si scioglie come un ghiacciolo all’orzata nella canicola d’agosto, Paul McCartney - risolti i suoi guai patrimonial-matrimoniali - rilancia la vecchia crociata della scelta vegetariana. Una volta era questione di religione (come per i 150milioni di indù che non mangiano carne) o di moda. Oggi, dice lui, il problema è un altro: c’è da garantire un futuro al mondo. Come? Dando l’addio alla bistecca. «Lo chiede persino l’Onu» ha proclamato l’ex-Beatles, che da anni ha scelto un regime alimentare “verde”. «Se vogliamo combattere i cambiamenti climatici dobbiamo mangiare meno carne. Magari eliminandola dalla nostra dieta del lunedì. È un’abitudine da prendere, come andare in palestra e per di più si fa del bene al globo».
Dargli torto - dati alla mano - è difficile. Certo, vista dalla tavola di casa nostra la situazione non sembra poi così nera: un vassoio di salumi, un filetto al sangue o un pollo ai ferri sembrano piatti normali, sono buoni e (in apparenza) sani. Eppure, scientificamente parlando, Paul McCartney ha ragione. Un carpaccio di manzo inquina più di un Suv. Un hamburger divorato al tavolino di un fast food rischia di essere più destabilizzante per gli equilibri geopolitici mondiali di un conflitto locale nel Corno d’Africa. E i vegetariani (centinaia di milioni nel mondo, 2,9 milioni per l’Eurispes in Italia) sono i nuovi Gandhi del terzo millennio. Terrorismo gastronomico? Tutt’altro. La tavola è un business e la carne è il suo status symbol più ambito, il termometro della ricchezza di un paese. Nel 1961 il mondo ne consumava 71 milioni di tonnellate, oggi siamo a quota 248 milioni di tonnellate, cifra destinata a raddoppiare nel 2050. Niente di male, naturalmente, se non fosse che questa metamorfosi alimentare ha cambiato per sempre il pianeta, mettendo in allarme non solo l’ex-Beatles e le comunità salutiste ma anche i grandi organismi internazionali come la Fao.
Posted by AlanAdler under
01. Scelta veg
No Comments »
Il bovino come animale
Il maiale come animale 
Ciò che il vertice Fao “ha dimenticato” di discutere è il cuore del problema della fame nel mondo, che non è solo legato ai costi di produzione e distribuzione dei cibi, ma soprattutto alle abitudini alimentari della popolazione del pianeta.
Nel video-documentario sono presenti molte immagini forti, per colpire lo spettatore. Il video è infatti stato pensato, ed è molto adatto, per essere usato durante presidi in strada. Durante l’iniziativa “
Purtroppo, oggi, quando si parla di “amore per gli animali”, si intende solitamente “amore” per cani e gatti (con un concetto di amore il più delle volte assai poco chiaro, si pensi ad esempio alla ragazza che “ama gli animali” con il labrador acquistato a caro prezzo dall’allevatore). Questo atteggiamento diffuso rende chiaro che agli animali vada assegnato un certo valore fittizio, partendo dall’animale “d’affezione”, degno della nostra attenzione, fino agli animali allevati per essere mangiati, a cui non spetta alcuna considerazione. Anzi, a cui non spetta nemmeno lo status di “animale”, dal momento che il concetto “amore per gli animali” implica che, appunto, solo quegli animali (gli animali “d’affezione”) vadano considerati come tali, mentre gli altri sono al più delle “cose” (strumenti di ricerca, cibo, vestiti, ecc).
In questo preciso momento, miliardi di animali, in ogni parte del mondo, si trovano rinchiusi dentro strutture di allevamento intensivo (o industriale). Solo una insignificante parte degli animali allevati oggi per l’alimentazione umana vive in condizioni di allevamento migliori (migliori, non certo soddisfacenti per l’animale). Eppure, sono ancora in pochi a sapere cosa significhi esattamente, per l’animale, vivere in un allevamento intensivo. Questo perché le strutture in cui gli animali sono rinchiusi sono poste sempre lontane dai centri abitati e nascoste alla vista del cittadino-consumatore, che viene bombardato unicamente da informazioni - false e fuorvianti - dai mass media che invadono la sua vita. Basta così una pubblicità in TV per credere che le mucche vivano felici tra i prati offrendoci contente il loro latte.
Gli animali sono esseri senzienti. Sono, cioè, in grado di sentire, di provare, sensazioni e sentimenti.
Oggi la quasi totalità degli animali usati per l’alimentazione umana (un numero impressionante stimato in miliardi di individui in tutto il mondo) “vive” in allevamenti di tipo intensivo (o industriale), e l’immagine della classica “fattoria” è quasi completamente scomparsa (e in via definitiva di scomparire del tutto), soffocata dal prosperare di moderne strutture di allevamento.




















